Sitenne, la macchina del tempo

Senza denti, ché le sigarette li hanno mangiati fino alla radice, si arresta davanti alla vetrina.
È stregato dal #mangiadischi #Penny arancione, tanto da non poter distoglierne lo sguardo.
Gilet da operaio. Accento siciliano.
“Ma come me lo ricordo, come me lo ricordo… te, tu non te lo puoi ricordare… quanti anni hai?”
Rispondo… dico che abbiamo anche la valigetta per i 45, da portare a spasso.
Ma lui già non mi ascolta più. È di nuovo stregato dal Penny arancione.
Lui però si vede che non è il Penny a stregarlo, ma una memoria antica, che lo riporta in un’assolata Sicilia dei Sessanta.
La Cinquecento lanciata nella polvere.
Il Penny arancione che suona e combatte contro i tonfi delle buche.
“Come me lo ricordo che faceva crack crack. Che bello mamma mia… che bello…”
Il Penny arancione è una vertigine di memoria.
Un salto nel vortice di quella ventosa e rovente estate gialla Siciliana di 50 anni fa.
Senza denti, che le sigarette li hanno strappati alla giovinezza, se ne accende una.
Accenna un sorriso e sembra accorgersi di me per la prima volta. Sorriso giallo nicotina.
“Avete appena aperto, vero?”.
“No… veramente il negozio…”
Ma già passa oltre e mi tende la mano callosa di stucco e cemento.
“Salvatore Arcangelo Michele.”
“…”
“Avrai cose buone. Te lo prometto.”
Siamo dentro la macchina del tempo.
Siamo da SiTenne.

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